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Nel disastro di vendite di
inizio 2009, la Dacia è fra le quattro case quattro che
hanno incrementato le immatricolazioni (oltre ad Audi,
Jaguar e Subaru). Certo i numeri non sono stratosferici,
però viaggiano sulle 1.000 auto al mese. Che è un buon
risultato in un paese come il nostro dove la macchina è
stata finora percepita come una questione di status. La
Dacia è campionessa del low profile, finora in termini
di prezzo. Oltre a essere la primatista del listino,
cerca di esserlo anche nelle emissioni, offrendo
versioni più verdi (su tutti i modelli). Siglate Eco2
(andrebbe pronunciato alla francese, «ecòdeu»), si
distinguono per buttar fuori poca CO2 (già a 120 g/km
con le versioni diesel 1.5, ma col gasolio è più
facile). Da questa settimana arriva la nuova Sandero 1.2
16 V che consuma meno di 5,9 litri per 100 km ed emette
139 g/km di anidride carbonica. La nuova vettura allarga
la gamma, partendo da 7.350 euro, una cifra
contenutissima se si pensa che è un’automobile da 4
metri di lunghezza e cinque posti, dimensioni da Fiat
Grande Punto.
Perché sì L’acquisto di auto low-cost non è più una
questione di solo risparmio o di ecologia. Usandola ci
si rende conto che un’auto anche semplice e senza mille
diavolerie elettroniche può rendere il giusto servizio,
specie se usata tutti i giorni.
Perché no Proprio perché il momento non è brillante, per
quale motivo aggiungere un’ulteriore rinuncia, comprando
low-cost? C’è chi, piuttosto che guidare una Dacia, si
compra una Golf usata, che dà comunque un po’ più di
gratificazione, anche solo estetica.
In alternativa La Sandero costa meno di qualunque altra
vettura, per avvicinarci agli 8-9 mila euro bisogna
scendere di stazza, accontentarsi di un’auto più
piccola, tipo Fiat Panda e Seicento, oppure pescare tra
le minicoreane. |